J.G. Bennett nel suo libro "Making a Soul" (disponibile solo in Inglese per quanto ne so), espone un concetto veramente interessante; in riferimento al lavoro sulla consapevolezza distingue due mondi, quello dei fatti, che appartiene alla sfera delle funzioni e quello delle possibilità che appartiene alla sfera della consapevolezza.
Nelle nostre vite quotidiane, se non siamo mossi da qualche shock intenzionale o accidentale che ci strappa al nostro sonno, accadiamo, cioè agiamo e reagiamo in maniera assolutamente meccanica, secondo il principio di stimolo risposta, in base alle informazioni che sono state registrate nei nostri centri inferiori. In questo senso non abbiamo scelta, non valutiamo possibilità differenti perché non siamo presenti a quello che ci accade, esso avviene.
Quando iniziamo a lavorare su di noi, e fin da quando iniziamo a sentire il bisogno di un reale cambiamento, accediamo ad un differente mondo, quello delle possibilità. Sarà successo a molti di vedere, in un momento di maggiore consapevolezza, che le risposte che diamo sono relative e che ci possono essere diversi apporci ad una situazione e tutti ugualmente giusti.
Il mondo in cui tutte le risposte esistono è il mondo delle possibilità. Possiamo avere accesso a questo mondo solamente quando siamo più consapevoli di noi stessi e della realtà che ci circonda, perché questo significa avere la possibilità di separarci dalle risposte automatiche della nostra macchina e iniziare ad esplorare una più vasta possibilità di azione attraverso la sperimentazione e la verifica.
Ma entrambi questi mondi devono esistere simultaneamente. Quando esiste solo il mondo dei fatti siamo interamente persi nella meccanicità delle nostre funzioni, ma dare troppo spazio al mondo delle possibilità rischia di diventare una fuga in un mondo immaginario ed irreale; le nostre "possibilità" devono confrontarsi e realizzarsi attraverso la loro espressione nella e secondo le leggi della materialità di un mondo fattivo.
Il punto di contatto tra questi due mondi è l'attenzione (l'idea di attenzione ha un'accezione particolare nella Quarta Via); solo quando raggiungiamo un certo livello di attenzione, ed entriamo in uno stato di maggiore separazione dalle nostre funzioni ed identificazioni, possiamo inserire delle variabili nuove nelle nostre ottave, iniziando a sviluppare una parte di noi che non è legata direttamente alla meccanica delle funzioni, che non è le funzioni, ma è la parte che viene chiamata coscienza, o Centro Emozionale Superiore.
Questo lavoro è qualcosa che si sviluppa nel tempo ed ha differenti gradi e profondità ed espressione. Si fonda sulla lotta interiore tra il SI e il NO, tra il principio affermativo e quello negatorio.
Imparando ad osservare e a domandarci nelle situazioni della nostra vita se la nostra risposta è il modo con cui desideriamo esprimerci, o se esiste qualcosa di meglio che possiamo fare, impariamo a non indulgere semplicemente nella giustificazione delle nostre risposte, ma ad essere più intenzionali e di conseguenza ad espandere gli i nostri orizzonti. Non dobbiamo avere paura degli errori, Gurdjieff diceva che gli errori sono gli shock che ci riportano al Lavoro.
Nella lotta tra il SI e il NO, tra il desiderio di essere presenti a noi stessi e la velocità delle risposte meccaniche dobbiamo inserire un'altro elemento, la terza forza, il risultato della triade: perché stiamo facendo quello che facciamo? cosa vogliamo raggiungere?.
Senza uno scopo, senza un desiderio ogni azione si perde nella ripetizione meccanica di un atteggiamento da bravo studente; dobbiamo avere chiaro, a livello emozionale, il sapore di ciò che consideriamo il successo di uno sforzo e desiderarlo come desideremmo dell'aria sott'acqua, con lo stesso bisogno di vita.
Anche in questo ci sono gradi, il sistema della Quarta Via fornisce un corpus di idee che inizialmente e per lungo tempo sono la terza forza del lavoro, il desiderio e lo sforzo di verificarle è quello che genera la spinta, il risultato delle verifiche contiene la componente emozionale per i passi successivi. E' per questo che non esiste il modo giusto, ognuno di noi ha le proprie capacità e possibilità e se qualcuno non verifica quello che noi abbiamo verificato non è meglio o peggio, è solo differente (ricordate il mondo delle possibilità).
Ogni sana osservazione porta alla scoperta di qualcosa di nuovo o all'approfondimento di qualcosa che già conosciamo, se rispettiamo gli errori senza usarli come scusa il nostro lavoro continuerà a crescere, con l'aiuto e lo scambio di chi ci sta vicino.