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Riflessioni sulla Legge del Sette Stampa E-mail
LAVORO SU DI SÈ - Riflessioni

L’ottava rappresenta un evento o un processo considerato nell’interezza della sua manifestazione, dall’inizio alla fine. Può anche essere considerata come la rappresentazione della circolazione, creazione e consumo dell’energia (Idrogeni) nei diversi momenti dell’evento stesso. Possiamo analizzare le ottave ascendenti come un processo che genera al suo apice delle energie, e quindi materie, molto sottili, per così dire raffinate, e un’ottava discendente come un processo che ne genera di più grossolane. Ciò è assimilabile ai carburanti ad alti ottani che rilasciano molta energia e che sono quindi più potenti, a differenza dei carburanti a bassi ottani che generano meno energia. Ma perché queste energia venga prodotta devono essere presenti delle sostanze combustibili, cioè elementi materiali coinvolti nell’economia del processo e utili (o meno) alla sua riuscita i carburanti devono cioè essere creati, immagazzinati ed usati correttamente.

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Scuole e Trappole Stampa E-mail
LAVORO SU DI SÈ - Riflessioni

Il lavoro sulla Quarta Via così come tutti i percorsi spirituali e di evoluzione dell’uomo può essere usata sia per fini evolutivi che per fini personali. Nel secondo caso è possibile subire dei danni molto gravi alla propria persona, per questo è indispensabile che chiunque desideri portare avanti un lavoro personale consideri certi elementi che possono indicare la direzione in cui un’organizzazione si sta muovendo.

Il prolificare di scuole, gruppi e gruppetti possono essere un utile strumento di diffusione e confronto delle idee del sistema ma può anche essere uno strumento di danneggiamento e sofferenza se usato nel modo sbagliato. Vi sono alcuni elementi che indicano quando un gruppo o scuola sta andando in una direzione opposta ai principi dello sviluppo e crescita dei suoi partecipanti. Di seguito voglio fare un elenco di situazioni che se sono parte di un gruppo dovrebbero far riflettere i suoi partecipanti riguardo ai veri intenti del gruppo stesso.

La Quarta Via è un via per l’uomo occidentale, e per tanto risente di una serie di limitazioni tipiche della nostra cultura, le pratiche che possono avere avuto un certo significato per dei percorsi spirituali sviluppatisi in altri contesti storici e culturali, come ad esempio quella di venerare il maestro o di prendersi cura del suo sostentamento non funzionano, o meglio sono manipolati per fini individuali ed egoistici, nella nostra civiltà.

 

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La Relazione tra le funzioni e gli Io Stampa E-mail
LAVORO SU DI SÈ - Riflessioni
Ogni funzione del nostro organismo è strettamente collegata a diversi gruppi di Io. In relazione a questo, un movimento, un pensiero, un cibo, un'emozione evocano per associazione diversi gruppi di Io "automatici", in altri centri, che sono il risultato di ciò che è stato registrato in essi dalla nascita in poi.
Se facciamo, o ci accade, una variazione nella routine delle risposte meccaniche dei centri, avviene qualcosa di nuovo. Un'azione nuova in un centro genera frizione, vale a dire la difficoltà che si esprime nel variare l'azione automatica registrata nel centro, questa frizione è l'energia che permette di cambiare la traiettoria di un "movimento" automatico, per cui nel nostro organismo è stato predisposto un ammontare precostituito ed invariabile di energia, ad un cambiamento della traiettoria si genere un energia aggiunta per portarla a termine, ma purtroppo spesso la eliminiamo in maniera inconsapevole attraverso comportamenti di rifiuto come le emozioni negative o l'immaginazione perché non sappiamo cosa farci o non vogliamo.
Tutti i centri sono collegati fra di loro, per fini di studio li dividiamo ma nella realtà delle nostre vite essi si influenzano reciprocamente, così ad un dato movimento o sensazione corrisponde un certo tipo di pensiero o di emozione e viceversa.
Quando iniziamo l'osservazione delle funzioni impariamo a distingue le differenti manifestazioni dei centri. Successivamente dovremmo imparare a conoscere i loro legami reciproci, e per fare questo dobbiamo fare un lavoro intenzionale partendo dal centro che è più facile controllare a questo livello, il centro motorio. Per il lavoro sulle idee e comprensione il centro intellettuale è, per la sua lentezza, quello più facile da usare. Ma quando vogliamo iniziare a studiare le relazioni dobbiamo partire dal movimento.
Ad ogni movimento corrisponde un atteggiamento, cioè l'insieme delle espressioni di più centri, come camminiamo, come teniamo le spalle, le tensioni muscolari che abbiamo o l'espressione del viso sono tutte manifestazioni a livello motorio degli altri centri e della nostra ignoranza sul funzionamento dello stesso centro motorio.
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Scopo e Obiettivo Stampa E-mail
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Nel lavoro su di sé dobbiamo distinguere l'idea di scopo da quella di obiettivo.
Lo scopo di uno studente della Quarta Via è dato dalla verifica di essere addormentato e di non riuscire a ricordare se stesso. Grazie a tale verifica comprendiamo che l´altra faccia del nostro scopo consiste nell'essere sveglio, essere cioé presente a se stesso; questo è quanto un uomo che lavora su di sé vuole raggiungere in ogni situazione e momento della sua vita.
L'obiettivo è differente dallo scopo perché è basato su quali ottave portiamo avanti, come e se le completiamo. Guadagnare soldi, svolgere un certo lavoro, interagire con le persone, preparare cibo etc. sono tutte azioni che svolgiamo giornalmente, e diventano obiettivi nel momento in cui siamo intenzionali in esse, quando iniziamo a sapere cosa stiamo facendo, dove vogliamo arrivare nelle ottave, quale risultato stiamo cercando di ottenere. Gli obiettivi sono condizionati dalla macchina e dagli eventi; è importante che siano collegati al lavoro e alla nostra vita, essi creano e usano il materiale per l'osservazione di sé e per le verifiche, sono il campo di prova degli esperimenti nel lavoro su di sé e del cambiamento di livello d'essere.
Lo scopo è qualcosa che si trova al di sopra dell'obiettivo, senza il giusto scopo l'obiettivo non è altro che una mera azione della macchina in accordo alle sue caratteristiche e senza nessuna possibilità di cambiamento reale.
Lo scopo ci permette di porci in relazione diversa rispetto agli obiettivi perché il fine ultimo è quello di esprimere coscienza e consapevolezza dalle nostre azioni.

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La Sacralità dell'atto Stampa E-mail
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Una delle problematiche più frequenti di chi ha intrapreso il lavoro su di sé è quella di non avere " più momenti di presenza". Vi sono molte idee a riguardo, ma il più grande ostacolo è quello di pensare che la presenza debba essere frutto di un evento eccezionale. Ciò è collegato al fatto che in un momento di ricordo di sé la parte emozionale è presente ed attiva, e questo accade accidentalmente in momenti "speciali" come ad esempio per una grande paura od una grande gioia. Abbiamo così l'illusione di dover cercare momenti particolari, e la nostra vita di tutti i giorni ci sembra troppo "normale" per racchiuderli. Questo lo possiamo verificare per la difficoltà che abbiamo a portare nelle nostre azioni di tutti i giorni l'energia e l'attenzione sufficiente a farci avere un momento di presenza, a causa soprattutto all'azione della nostra meccanicità e dell'assenza di un reale desiderio in questa direzione.
Questa tematica è stata alla base del lavoro delle scuole di tutti i tempi. Quelli che chiamiamo riti, o il comportamento che dobbiamo tenere in quanto aderenti ad una religione sono ciò che rimane del lavoro sull'intenzionalità di atti volti a portare una maggiore consapevolezza in chi li compiva. Quello che è accaduto, ed accade, è che nel tempo un'azione intenzionale che richiede l'uso delle parti intellettuali dei centri e l'uso simultaneo di più centri, condizione indispensabile per essere presenti, si è stratificata nella quotidianità delle persone diventando dogma e di conseguenza una semplice azione motoria. Questo nei termini del sistema vuol dire che l'azione si è spostata a livello delle parti meccaniche dei centri non richiedendo più nessuno sforzo intenzionale.
Spesso quello che vediamo nei riti religiosi non è atro che il guscio vuoto, espresso da un'azione ripetitiva e cieca, residuo di quelli che erano gli scopi intenzionali volti al raggiungimento di uno stato superiore. Come mummie rinsecchite hanno lasciato la loro sostanza nel passato e ci si manifestano come memoria ormai vuota dello splendore che fu.

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